QUELLO CHE ABBIAMO DI PIÙ CARO

La Sua Vita nella nostra vita

Brano di Nicolino Pompei tratto dall’approfondimento “Signore, da chi andremo? Solo tu hai parole di vita eterna”

Poniamoci ancora una domanda semplice. Gesù come ha risposto e come ha salvato la nostra vita? Con la sua Presenza, venendo ad abitare in mezzo a noi, con la sua stessa Vita. Allora è solo la Sua Vita nella nostra vita, è solo la Sua Vita lasciata continuamente prevalere nella nostra vita che può corrispondere all’attesa più profonda della nostra vita e sfidare, vincere tutto quello che tenta di soggiogarci e di farci abbandonare al nulla, al vuoto che ci invade, che ci aggredisce dappertutto, fin dal primo mattino.

Ed io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”, ha detto Gesù. “Solo chi ha il Figlio ha la vita e chi non ha il Figlio di Dio non ha la vita, ascoltiamo nella Prima Lettera di san Giovanni Apostolo. “Chi non mangia la mia carne non avrà la vita, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue non solo avrà la vita, ma avrà la vita eterna, già fin d’ora; avrà una vita in abbondanza, sovrabbondante, dentro la vita di ogni giorno: il centuplo e la vita eterna”.

Gesù - conoscendo il nostro cuore, la profondità e l’attesa infinita del nostro cuore e contemporaneamente la nostra debolezza mortale, la nostra facilità alla caduta, a sprofondare nell’abisso del vuoto e del nulla, la facilità a lasciarci tirare verso il basso, a cedere all’illusione delle nostre misurazioni e dei nostri tentativi - non ha risposto con delle parole, con un messaggio, con un buon discorso, con delle buone sante istruzioni: ha risposto con la sua stessa Vita. Risponde dando la sua stessa Vita, che non solo sfama, soddisfa e salva la vita, ma la riempie e la feconda continuamente di una sorprendente e crescente sovrabbondanza. “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

E tutto questo in noi può essere affermato solo con la vita, solo come un’esperienza di vita. Non può essere affermato con delle parole vuote di esperienza; non possiamo cavarcela ripetendo delle parole astratte e vuote di vita. “Ciò” che promette Gesù, tutto quello che afferma Gesù di sé, può e deve essere riconosciuto e affermato solo e sempre dentro una continua esperienza, dentro un incessante cammino che apre ad una continua esperienza; non può che essere continuamente verificato e ritrovato dentro l’esperienza della nostra vita e del nostro umano che vive.

Allora, per il cammino che abbiamo fatto finora e, soprattutto, per la provocazione che ogni giorno ci viene dalla realtà che ci circonda e ci costringe fin dal primo mattino - pensiamo a come siamo stati e siamo tuttora provocati, costretti, sfidati dal dramma della pandemia - se siamo semplicemente umani, non possiamo non sentire emergere dal nostro cuore la domanda, spesso un grido: dove andare? Da chi andare? Chi può veramente abbracciare la nostra vita, rispondere al nostro bisogno, corrispondere al desiderio del nostro cuore e renderci capaci di affrontare il quotidiano rapporto con la realtà; chi è capace di vincere l’incessante assedio di preoccupazioni, paure, ansie e angosce che così spesso attanaglia il nostro cuore e la nostra testa, di vincere quella tentazione di abbandonarci al nulla?

È la medesima domanda, il medesimo grido che incontriamo nel salmo 120: “Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?”. Se andiamo ad incontrare nell’esperienza la realtà di un bambino, vediamo che è solo la presenza della mamma o del papà che dà pace al suo cuore, sicurezza ai suoi passi; è solo la presenza certa della mamma e del papà che è capace di vincere tutte le sue paure e di renderlo capace di rapporto e di affronto della realtà. Dentro questa esperienza elementare c’è tutta la risposta alla drammatica domanda del cuore. Non è una nostra capacità, una nostra intelligenza, né una nostra forza o virtù particolare, e non sono nemmeno delle parole o dei ragionamenti che possono rispondere al grido del nostro cuore e vincere le nostre paure. Ma solo una presenza: una presenza certa e sempre presente. E chi può essere questa presenza? Evidentemente non una qualsiasi presenza. Continua il salmo 120: “Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra. Non lascerà vacillare il tuo piede, non si addormenterà il tuo custode… Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre… Il Signore ti proteggerà da ogni male, egli proteggerà la tua vita. Il Signore veglierà su di te, quando esci e quando entri, da ora e per sempre”. Solo la presenza di Dio, solo la presenza di Dio che si è fatto Uomo, che è diventato una Presenza dentro la storia, che entra nella storia come Uomo, può abbracciare tutta la nostra vita, fin dentro le sue pieghe più intime e drammatiche; può strapparla dall’assedio di paure, ansie e preoccupazioni che la attanagliano e la dominano dalla mattina alla sera; può attirarla e avvincerla a sé strappandola dal nulla e dal vuoto di senso, di significato, di speranza, dall’essere sballottata a destra e a manca come una foglia secca. Per questo Dio si è fatto Carne, si è fatto Uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi. Solo la sua Presenza è capace di abbracciare tutta la vita di un uomo, in tutte le sue dimensioni e in tutti i suoi momenti esistenziali, in tutta la sua esigenza, in tutta la sua urgenza fondamentale e imprescindibile. Disse Benedetto XVI a Regensburg, in una sua omelia: “Solo questo Dio ci salva dalla paura del mondo e dall’ansia di fronte al vuoto della propria esistenza. Solo guardando a Gesù Cristo, la nostra gioia in Dio raggiunge la sua pienezza, diventa gioia redenta.

Allora dove andare, da chi andare per trovare e guadagnare la vita? Solo dalla Vita che si è fatta carne, da Colui che è la Vita e che solo può darci vita e una vita in abbondanza. Solo la sua presenza traboccante di Vita Eterna può dare Vita alla nostra vita in ogni suo istante, dentro ogni momento del suo rapporto con la realtà. Solo la sua presenza traboccante di Vita Eterna può attrarre il nostro cuore assetato d’Infinito e corrispondere alla sua sete. Solo la sua presenza traboccante di Vita Eterna può sfidare e vincere quel vuoto e quel nulla che ci assediano continuamente, quella tentazione di cedimento ai tentacoli di questo vuoto e di questo nulla. Solo la sua presenza sempre traboccante di Vita Eterna può attrarre e avvincere il nostro io nell’esperienza di una soddisfazione e di una sublimità altrimenti impossibile. “Chi mangia la mia carne non solo non avrà più fame - cioè sarà sempre soddisfatto - ma vivrà in eterno, avrà la vita eterna, vivrà nell’esperienza già fin d’ora della Vita Eterna. Chiunque beve dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno, anzi quell’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente continua d’acqua zampillante”.

“Signore, da chi andremo? Come poter stare lontani da Te? Come poter andare via da Te? Solo nella tua presenza c’è la possibilità della vita, solo in Te si può vivere tutta la vita, senza dover scartare niente, senza dover dimenticare o evitare qualcosa di noi. Solo Tu hai parole che danno e spiegano la vita sempre, che danno la VitaVita, la Vita che non finisce. Solo Tu prendi a cuore tutta la mia umanità, tutto il desiderio del mio cuore, tutta la profondità del mio bisogno. Solo Tu corrispondi a tutta la mia umanità, al mio desiderio, al mio bisogno”.

Ma ve lo ripeto ancora una volta: tutte queste “espressioni”, così suadenti ed esaltanti, sono solo e sempre un’esperienza. E ciascuno di noi o è continuamente dentro questa reale esperienza o non ci sarà niente in grado di poter attrarre e rispondere profondamente e fino in fondo al suo cuore; non ci sarà niente in grado di prendere, attrarre, afferrare profondamente e fino in fondo la sua vita e di compierla pienamente; non ci sarà niente e nessuno che sarà in grado di strapparci dall’incidenza di questo nichilismo imperante che ci pervade dappertutto; non ci sarà niente e nessuno che sarà capace di vincere quella delusione amarissima che sentiamo crescere e predominare in noi come conseguenza dei nostri pretenziosi tentativi di concepire e dare soddisfazione al nostro cuore, alla nostra vita. Ogni mattina siamo sempre chiamati a scegliere tra questa esperienza di Vita o il nulla di questo mondo, della nostra misura e delle nostre “chiacchiere”. Ogni mattina siamo sempre messi nell’alternativa tra la sua Presenza, la sua Carne, la sua Vita e il “nulla” che ci circonda e ci assedia, il “nulla” delle nostre misurazioni, delle nostre forze, dei nostri tentativi autonomi o dei nostri astratti discorsi.

Nicolino Pompei

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