QUELLO CHE ABBIAMO DI PIÙ CARO

La risposta al cuore dell’uomo è una storia semplice

Brano di Nicolino Pompei tratto dall’approfondimento “La Felicità in Persona”

Cosa è capitato, cosa è accaduto? Duemila anni fa in un piccolo paese, ai confini della Palestina, nella Galilea dei gentili, in un piccolo paese chiamato Nazareth, questa promessa del cuore, la felicità che il cuore attende, questa bellezza che il cuore domanda e attende incessantemente, è diventata Carne. Il Santo inaccessibile, che ci ha creato con questo cuore, è diventato carne nel ventre di una donna. L’Angelo Gabriele fu inviato dal Signore ad una ragazza ebrea, ad una ragazza vergine, promessa sposa ad un uomo chiamato Giuseppe della casa di Davide. La vergine si chiamava Maria. Una donna concreta, una ragazza concreta, vergine, di nome Maria.

La risposta al cuore dell’uomo è una storia semplice, l’accadere di un avvenimento semplice attraverso cui Dio, la Felicità, la promessa del cuore, accade come un uomo, accade nella carne di un uomo. Accade innanzitutto nel grembo di una donna. Accade nella carne di un bambino partorito da quella donna di nome Maria. Accade così: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.

Quella ragazza ebrea di appena tredici anni, turbata, si domandò cosa volesse dire quel saluto. “L’Angelo le disse: «Non temere, Maria, hai trovato grazia presso Dio»”. E quella ragazza offrì tutta sé stessa, tutta la sua carne all’accadimento nella carne della presenza del Mistero: “Eccomi, sì, si faccia di me secondo la tua parola”. Offrì tutta la sua carne domandando che si realizzasse su di lei il disegno di Dio.

“Eccomi, sì”: non è solo la piena e totale disponibilità della sua carne, di tutta la sua libertà, ma

anche la domanda e il desiderio di tutta sé stessa perché Dio realizzi il Suo disegno su di lei. La Madonna non dice: “Va bene, farò quello che Dio mi chiede”; ma offre sé stessa, tutto il suo terreno umano, non solo domandando ma desiderando che Dio realizzi e compia la Sua volontà su di lei. Non è uno sforzo suo, non è una sua realizzazione, ma semplicemente una libertà che si consegna totalmente all’iniziativa di Dio domandando, e soprattuttodesiderando, che si compia su di lei e attraverso di lei la volontà e il disegno di Dio. Quel sì, quell’eccomi, ha reso possibile che la promessa diventasse vicina; che quella promessa per cui il cuore è stato creato, quella felicità per cui il cuore è stato creato, diventasse carne. Non solo fosse vicina, ma diventasse la carne di un uomo, innanzitutto la carne di un bambino da poter vedere e toccare.

In quella piccola casa di quel paese sperduto chiamato Nazareth, un uomo e una donna, gli occhi di un uomo e di una donna, di nome Giuseppe e Maria, hanno avuto per primi la predilezione di incontrare, di poter guardare e poi di poter abbracciare, di poter coccolare, di poter baciare Dio fatto carne, la Felicità in persona. Quando Maria ha partorito quel bambino, quando Maria lo ha preso in braccio, lo ha allattato come una qualsiasi madre, così come quando Giuseppechiedeva a Maria sua sposa di poterlo prendere tra le sue braccia per farlo addormentare, magari canticchiandogli una ninna nanna, i loro occhi umani hanno visto, vedevano la Felicità fatta carne, la Felicità fatta loro figlio, la Felicità in persona. E poi, nei successivi trent’anni, per Maria e Giuseppe quella Carne sarà tutto il loro sguardo, tutta la loro attenzione, tutta la loro affezione, tutta la loro esperienza quotidiana.

Sì, come dice sant’Agostino,grande cosa è quello che ci è promesso… Ma è molto più grande quello che ci è accaduto, quello che è stato compiuto per noi. Continua sant’Agostino, in quella lettura: “Chi è infatti Cristo? È colui del quale si dice: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». Ebbene questo Verbo di Dio si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…”. Ecco che cosa è accaduto!

Benedetto XVI disse in una Udienza Generale: “A partire dall’incarnazione avviene qualcosa di sconvolgente: il regime di contatto salvifico con Dio si trasforma radicalmente e la carne diventa lo strumento della salvezza: «Verbum caro factum est», «il Verbo si fece carne», scrive l’Evangelista Giovanni e un autore cristiano del terzo secolo, Tertulliano, afferma:«Carosalutis est cardo», «la carne è il cardine della salvezza»”.

Sentite cosa dice un bellissimo inno del Natale: “BeatusAuctorsaeculi-l’Autore beato, felice dell’universo,/ servile corpus induit - ha indossato, ha assunto un corpo da schiavo,/ ut carne carnemliberans-per liberare la carne con la carne,/ non perderetquodcondidit-e non perdere ciò che aveva creato. Attraverso la sua Carne - la Carne dell’Autore beato dell’universo che si lascia partorire come uomo da una donna di nome Maria - libera e redime la nostra carne; libera la nostra carne con la sua Carne così da non perdere più ciò che aveva creato, così che il cuore che aveva creato per Lui non si perdesse più, potesse riposare nella sua felicità, nella Felicità fatta carne.

Ecco cosa è capitato,ecco cosa ci è capitato.“Nel ventre tuo si raccese l’amore / per lo cui caldo (…) / così è germinato questo fiore”. Nel “sì” di una giovanissima donna di Nazareth di nome Maria-“umile e alta più che creatura, / termine fisso d’etterno consiglio” - nell’eccomi di una umilissima giovane donna di nome Maria - umilissima, e per questo considerata la più grande: una umilissima donna preferita, guardata, fissata, amata da sempre dall’eterno Amore di Dio - si è riacceso l’Amore; attraverso la sua carne, nel suo ventre, si è riacceso l’Amore, è accaduto l’Amore di Dio come carne, come uomo, nell’uomo Gesù. Nella Carne di quell’uomo partorito da quella donna è accaduta la possibilità di essere perdonati e rialzati dal fondo della valle della nostra miseria, e rigenerati alla vita, alla luce della vita e al cammino della felicità. In quella Carne è accaduta la carne della felicità e quindi la possibilità della felicità per il cuore di ogni uomo; è accaduta la felicità a portata di occhi, a portata di mani, a portata di braccia; è accaduto l’Amore di Dio fatto carne, “per lo cui caldo” la vita rifiorisce e la felicità sempre anelata dal cuore è una realtà possibile, sperimentabile. “Per lo cui caldo” - il caldo, il calore, la luce di quell’Uomo partorito da Maria - quella vita ferita da debolezza mortale trova la sua rinascita, una continua rigenerazione e germinazione. L’uomo - l’uomo ferito dal peccato e da tutte le sue conseguenze - può trovare una nuova generazione, germinazione soltanto nell’esperienza del calore di quell’Amore che si riaccende nel grembo di Maria per la nostra salvezza, nel calore di quell’Amore presente, fatto carne, nell’avvenimento del calore della presenza di Gesù.

In quella stessa notte - la notte in cui l’Autore beato dell’universo, il Signore del cielo e della terra,“Colui che i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere”, si lascia partorire come uomo, si lascia partorire nella carne di un bambino di tre o quattro chili attraverso la carne di Maria - in quella stessa notte gli Angeli annunciano ad un gruppo di pastori che “nella città di Davide è nato per voi il Salvatore”. E quei pastori, spinti e commossi dalla gioia di quell’annuncio, sorpresi e commossi dalla gioia di quell’annuncio, sono andati a vedere e hanno visto un bambino. Quel bambino era Dio. La Felicità in persona.

Nicolino Pompei

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