Questa mattina appena alzata faccio il resoconto della giornata, è sabato, quindi: compiti di Gabri,
pulire e mettere a posto la casa. Fare pranzo. Catechismo. Compiti. Ripetizione…
Sabato… sempre le stesse “cose”, del resto come gli altri giorni. Mi viene meno il respiro. Non posso
pensare a questa giornata sempre uguale. Mi viene da dire: “Ma questo è proprio quello che ho letto
e ripetuto tante volte! È il pensiero bello e fatto!”: questa è l’abitudine che è peggio del peccato come
dice Péguy.
Questo è uguale a dire: “Non c’è più niente da fare”, come diciamo noi medici quando la situazione è
gravissima. Sono certa che, in questa giornata, non cambi niente. Sono già morta! Non ho bisogno di
una malattia grave. Questo è già ciò che vivo.
Ma, dentro questo, il pensiero e il cuore ritornano a quello che diceva Caterina nella testimonianza che
ci ha, di nuovo, condiviso Nicolino (mi viene da paragonarlo ad un padre che spezzetta il pane per il
figlio e ce lo dà per farci mangiare): “Sia che io viva, sia che io muoia sono sua”. Io, invece, stamattina
mi rendo conto che sono mia e infatti sto male.
Continuando a stare dentro e a non saltare questo mio umano, mi torna alla mente anche un’altra
testimonianza, quella di Laura (ricevuta attraverso sua mamma allo scorso Convegno): “Voglio che
quando il Signore verrà a prendermi mi trovi viva!”
Ma se lo dicono loro che stanno per morire, anche per me è possibile!
Se per la mamma di Laura, per Nicolino, è possibile dire al Signore: “Vediamo come te la cavi oggi!
Stupiscimi!”, anche io lo chiedo! Anche io voglio essere viva! Anche io voglio vivere nella fede questa
vita che vivo ora nella carne!
E allora ecco che rinasce oggi la speranza… e semplicemente l’ho condiviso a Marco e ai figli.
PS. È da qualche giorno che ho un forte mal di testa e mi fanno “compagnia” le vampate di calore:
allora stamattina ho misurato la pressione ed era alta; una circostanza così è stata un’occasione per
telefonare a Caterina per condividere e chiedere aiuto ad un’amica, segno Suo per me.
Magari era così che voleva stupirmi Gesù.
KATIA