nel frammento

NUMERO 5 / ANNO 2025

Una Presenza certa, ma certa certa

di Barbara Braconi

Il giorno successivo al Natale nella Chiesa si fa memoria del martirio di Santo Stefano. Un passaggio apparentemente incomprensibile. Da una festa piena di luci, musiche e regali si passa subito alla crudeltà di un uomo ucciso a colpi di pietre per la sua fede. Come possono stare vicini fatti che sembrano opposti? La risposta è nel vero Natale. Proprio quel Bambino nato a Betlemme è la Presenza certa, ma certa certa, per cui il giovane Stefano era diacono, si prendeva cura dei poveri ed era amato dal popolo in mezzo al quale compiva segni e prodigi, attirandosi l’ira del sinedrio. Stefano muore lodando Dio e perdonando i suoi uccisori. Al cuore della sua testimonianza sta l’Amore, non l’assurda crudeltà del martirio. A tema sta il “Soggetto amante e amato” - diceva Nicolino al nostro XV Convegno, parlando dell’immagine della crocifissione di san Pietro nel celebre dipinto di Caravaggio. “Se davanti allo sguardo di Pietro non riconosciamo il Soggetto amante ed amato, ‹‹l’Amore che omne cosa conclama›› - come affermava Jacopone da Todi - se non intravediamo Colui al quale Pietro aveva detto: «Dove andare lontano da te, solo tu fai battere il cuore come nessuno, ci fai sentire la vita come nessuno, solo tu corrispondi al nostro cuore come nessuno è capace...»; se non riconosciamo Colui al quale, anni prima, in un modo struggente aveva risposto: «Tu lo sai che io ti amo…», quella immagine cade, crolla nel disumano, incute paura. Se viene meno il Soggetto amante e amato presente davanti allo sguardo di Pietro - invisibilmente, ma più presente di quegli schizzi di sangue e del suo dolore - viene giù tutto”. Se viene meno il Soggetto amante e amato, il Natale è ridotto ad una festa pagana in cui si cerca un’atmosfera che in qualche modo attutisca il dramma del rapporto con la realtà. Ma il 7 gennaio è sempre dietro l’angolo, in fondo la vita è tutta e sempre un “7 gennaio”. Ed è proprio per questo che Dio, il Mistero, si fa Uomo, in condizioni che rivelano il Suo totale coinvolgimento con la nostra condizione umana: nasce lontano da casa Sua, in una stalla. Una mangiatoia è la sua prima culla. Freddo, buio, puzza, precarietà sono i primi fattori dentro cui Gesù, il Cristo, inizia ad abitare in mezzo a noi. “Una presenza certa - ma certa certa - è la nostra speranza. Lui è «il vale la pena» della vita; e il vale la pena c’è e agisce sempre… Si può procedere con certezza e senza paura dentro la vita, dentro le vicende del mondo, dentro la realtà, dentro l’urto tremendo che spesso questo rapporto con la realtà ci fa ritrovare… si può far nascere un bambino senza paura, perché il Significato e il Destino si è manifestato…” (Nicolino Pompei, Volantino S. Natale 2002). Con Lui tutto è possibile, di sì in sì, istante per istante, nella tensione continua a lasciargli prendere e compiere tutta la nostra vita.

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